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๑۩۞۩๑ ╬ Mã®¢Õ ╬ ๑۩۞۩๑-----===•<<bisogna volere l'impossibile perchè l'impossibile accada>>•===----- 5/4/2009 Riprendere in mano il proprio destino...![]() Eccomi qua... nuovamente sul mio vecchio blog dopo qualche settima di latitanza. Settimane in cui sono accadute tante cose... la più importante, senza alcun dubbio, è stato l'aver raggiunto (finalemte) il traguardo della Laurea (triennale)... visto come la malasorte e "i gufi" se la ridevano, è stato come liberarsi di un gran bel peso.
Se tutto questo può sembrare come la fine di una sorta di "incubo" (se così lo si può definire..), in realtà si tratta solo l'inizio di un nuovo percorso... e di un nuovo futuro.
Avolte, lungo questo viaggio che chiamiamo vita, ci lamentiamo che il punto dove siamo e quello dove sembriamo essere diretti, non ci piace. Ci lamentiamo di aver dovuto cambiare rotta a causa delle tempeste, dei venti sfavorevoli, dei "pirati cattivi", degli ammutinamenti del nostro stesso equipaggio. Eppure qualcosa dentro di noi bussa per uscire allo scoperto, una verità scomoda che tentiamo di tenere nascosta, la voce che ci dice che è vero che le condizioni sfavorevoli capitano e non si possono evitare ma... che siamo soprattutto noi a non essere stati capaci di manovrare il timone della nostra nave, lasciandola in balia degli eventi o di persone che, in nostra assenza (o magari approfittando della nostra "bontà" e "disponibilità"...), sono state ben felici di manovrare, a loro vantaggio, quel timone al posto nostro... Questo non vuol essere certo un invito a piangere sul latte versato. Piuttosto ad arrivare alla comprensione che la nostra vita sarebbe oggi diversa se solo avessimo avuto il coraggio e la costanza di assumercene la responsabilità e la guida, anzichè lasciarla al fato ed alla volontà altrui..e, soprattutto, che come oggi avrebbe potuto essere diverso, così potrà essere diverso domani, se ora, proprio da adesso, decidessimo di metterci al timone e a non lasciarlo più.
Il fatto che fino ad oggi abbiamo avuto un comportamento che non ci ha portato dove vorremmo essere, non deve giustificarci a perseverare nell'errore.... infatti c'è di peggio che piangere sul latte versato: continuare a versarlo!!!!
![]() Buona settimana a tutti....
^SpiderViolet^
3/7/2009 Povero "capro espiatorio"....![]() In quanti sanno il reale significato di “capro espiatorio”?!? Io sinceramente non lo sapevo.. poi mi è capitato di andare su wikipedia e trovar scritto che il giorno dell'espiazione, due capri venivano portati, assieme ad un toro, sul luogo del sacrificio, come parte dei sacrifici del Tempio di Gerusalemme. Il sacerdote compiva un'estrazione a sorte tra i due capri: uno veniva bruciato sull'altare sacrificale assieme al toro, il secondo diventava il capro espiatorio. Il sacerdote poneva le sue mani sulla testa del capro e confessava i peccati del popolo di Israele. Il capro veniva quindi allontanato nella natura selvaggia, portando con sé i peccati del popolo ebraico, per essere precipitato da una rupe a circa 10 chilometri da Gerusalemme. (Bibbia Ebraica) Povero capro....che brutta fine gli toccava fare per colpe non sue... :s Purtroppo oggi giorno esistono tanti capri espiatori...e non ce ne accorgiamo (o per lo meno facciam finta di non accorgercene).
Noi uomini, purtroppo, impariamo a porre la responsabilità al di fuori di noi molto presto, dando la colpa "agli altri" fin dalla tenera età. Sicuramente anche questo è un atteggiamento appreso, poichè in natura non si vede mai un animale che ne accusa un altro per discolparsi.. quindi deve essere una peculiarità tutta nostra, culturalmente appresa. Chissà... forse fin da piccoli riconoscevamo colpe nei nostri genitori che essi non solo rifiutavano di ammettere, ma addirittura attribuivano ad altri. Ma perchè diamo la colpa agli altri!? Beh, ovviamente per non assumerci la responsabilità delle nostre azioni, per paura di essere rimproverati, sgridati o peggio. Ma continuiamo con questo atteggiamento anche quando le conseguenze di assumercene la responsabilità sarebbero davvero minime: questo atteggiamento è ormai entrato a far parte di noi. E' una tragedia per me vedere quante persone hanno “letteralmente” rovinato la propria vita addossando la responsabilità di avvenimenti negativi sugli altri, sul sistema, su un destino nefasto, su un Dio crudele....
Certo, a volte il caso gioca una parte rilevante su ciò che ci accade; a volte, più che "agire", possiamo solamente "reagire". Ma come lo facciamo, se in modo costruttivo o distruttivo, dipende sempre da noi... e sempre fa la differenza, anche quando poi perdiamo. Leggevo qualche giorno fa (non senza sorpresa e grande ammirazione) dei malati terminali che, aiutati da psicologi che li preparano ed accompagnano nelle vicinanze del loro ultimo viaggio, anche li' (o soprattutto li'), mentre noi pensiamo che la vita finisce, ancora apprendono, ancora crescono. Perfino in punto di morte c'è chi ancora costruisce e ha qualcosa di indimenticabile da lasciare a coloro che ha intorno.
La vera sconfitta non è perdere o morire, la vera sconfitta è credere di non avere una parte, di essere totalmente vittime delle circostanze. Per restare ad un ambito a me tanto caro, è la differenza che c'è tra una squadra che perde perchè non si impegna e viene fischiata ingloriosamente dai propri tifosi, ed una che lotta come un leone contro avversari più grandi di lei, ed anche se perde... riceve solo applausi. E quei tifosi, quegli applausi... sono le voci della nostra anima. Perchè lei "sa", lei "sente", lei e' l'unica che conosce il nostro vero valore.
Possiamo continuare a prendercela contro qualcuno o qualcosa all'infinito, sprecando così un'occasione per essere uomini, con dignità e destino fieramente nelle nostre mani, o avvelenandoci la vita giorno dopo giorno, nutrendola con rancore, odio, paura, sentendoci inutili, impotenti, inermi, vittime. Perdendo un'altra occasione per crescere.... Il nostro valore, nella vittoria come nella sconfitta, è racchiuso soltanto nel nostro cuore. Se sapremo di aver fatto del nostro meglio, di aver combattuto con tutte le nostre forze, moriremo una sola volta, alla fine... ma dopo aver vissuto ogni singolo giorno della nostra vita.... anzichè essere già morti in ognuno di essi!!!
Buon fine settimana e buon inizio....
^SpiderViolet^
2/21/2009 Spesso ci sarebbe bisogno di una "pulizia mentale"....![]() Eccomi nuovamente qui...a scrivere nel mio vecchio e amato Blog!!! Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci sono tornato. :'(
Eeeeeeeeeeh, lo so, lo so.... purtroppo l'avvento nella mia vita di Facebook ha soppiantato anche questo luogo che doveva essere (ma alla fine “è” sempre...) il mio solo spazio in cui libero i miei pensieri nella rete! Già... pensieri... Avrei voluto intitolare questo intervento "igiene mentale" ma ho voluto evitare riferimenti non voluti all'omologo ente della USL :) Vi chiedete cosa intendo con "pulizia mentale"... beh, intendo la capacità di saper controllare la nostra mente: cosa le diamo in pasto, come la usiamo, come sappiamo direzionarla spronandola in una direzione piuttosto che in un'altra.
E' noto che l'inconscio, che (anche se non ne siamo consapevoli..) regola la maggioranza delle nostre reazioni agli eventi, è malleabile e credulone: secondo gli esperti infatti, esso non è nemmeno in grado di distinguere realtà da sogno, oggettività da immaginazione. Proprio per questo a volte un brutto sogno ci perseguita per giorni come fosse stato un evento reale. Proprio su questo si basano tecniche psicologiche moderne come la visualizzazione creativa o le antiche pratiche di concentrazione su un'immagine mentale.
La qualità del nostro inconscio è fondamentale per una "buona vita"...o per lo meno per provare ad averla. Se esso è sereno, le nostre reazioni agli eventi saranno equilibrate e pronte; se è disturbato, saranno ahimè scomposte, disordinate, spesso dannose. Ci sarà, ad esempio, chi non vedendo arrivare la persona amata ad una certa ora, penserà che avrà trovato traffico e chi, invece, inizierà a immaginarsi gli scenari più devastanti possibili, come incidenti o tradimenti. La vita sarà di conseguenza una navigazione serena (anche se con necessari cambi di rotta e qualche tempesta, però momentanea e affrontata con determinazione e combattività.. ) e un continuo andare alla deriva, in balia di ogni onda inaspettata anche se semplicemente poco più grande della media.
Se è vero che l'inconscio è per definizione... “non conscio” (ovvero agisce senza che noi ne abbiamo consapevolezza..), è però vero che esso è condizionato da cosa li diamo in pasto. Se continuiamo a nutrire la nostra mente con messaggi carichi di pessimismo, disperazione, negatività, siano essi letture, filmati, persone o nostri stessi pensieri "stantii", come possiamo poi aspettarci di reagire con forza e serenità agli avvenimenti della vita!?!?
Non sto sostenendo che ogni "bruttura" deve essere allontanata, mai letta o ascoltata, poiché questa sarebbe solo una fuga con conseguenze su di noi e sugli altri, ma ogni cosa ha un suo tempo. Quando ci sentiamo sereni ed equilibrati possiamo senz'altro affrontare temi pesanti ed aiutare persone giù di morale, forse depresse, ma dovremmo evitare di farlo se anche noi non siamo in un buon periodo. Non si tratta di egoismo, ma piuttosto di un briciolo di auto-protezione che ci impedisce di farci trascinare dalla corrente dei vortici negativi di chi abbiamo di fronte o stiamo leggendo.
Particolare attenzione dovremmo poi porla ai nostri stessi pensieri. E' vero che essi sorgono il più delle volte spontaneamente, ma se alimentarli prestando loro attenzione e "ragionandoci sopra", o piuttosto vederli semplicemente passare (oppure distrarci da essi pensando ad altro), è alla nostra portata. Non dobbiamo naturalmente fuggire dagli eventi e dalle responsabilità, questo no, nascondere la testa sotto la sabbia è un'altra cosa. Dovremmo capire, e sono sicuro che la maggior parte delle volte in fondo lo sappiamo, se il nostro pensiero è davvero costruttivo o se invece ci siamo incanalati in una strada chiusa su se stessa, un circuito che gira sempre in tondo e non ci porta da nessuna parte. Allora è necessario distrarci, cambiare strada. Spesso basta "rompere lo schema mentale" nel quale siamo caduti per veder sorgere limpida nella nostra mente la possibile soluzione. A volte basta davvero poco. Ma quel poco dobbiamo farlo. Difficile!? Può darsi, ma... e se fossimo noi a non provarci nemmeno o ad arrenderci al primo intoppo!? La mente è malleabile, può apprendere un modo diverso di lavorare, ma ha bisogno di ripetizione, ripetizione, ripetizione. L'abitudine, si sa, alleggerisce la fatica. Può essere un lavoro che richiede molta pazienza, ma sono certo che è un campo che, se ben curato, da buoni frutti... :)
Auguro a tutti voi una buona serata e un buon fine settimana....un saluto
^SpiderViolet^
12/2/2008 Quell'universo che nn c'è dato di vedere... Salve a tutti amici miei. Eccomi nuovamente qua a buttar giù qualche pensiero sul mio blog…
Il titolo diciamo, può forse “fuorviare”… sicuramente ciò di cui parlerò oggi nn ha nulla a che vedere con una trasmissione di Piero Angela!! :) L'universo che “nn vediamo” a cui mi riferisco, è quello che sta nella vita delle persone, al di là di quanto ci è dato sapere, vedere.. che crediamo (erroneamente) di conoscere.
Dopo tanto tempo sono arrivato ad una conclusione: nella vita contano solo le decisioni e le azioni che le persone prendono e compiono, nn cosa c’è dietro!! Questo perché quasi mai, in fondo, c’è dato di sapere quali ne sono le reali motivazioni (forse nemmeno loro le conoscono...). Questo comporta inevitabilmente, a nn fidarmi di cosa mi viene detto… ma nn perché supponga esserci malizia o cattiveria da parte di coloro che ho davanti, ma perché quasi sempre si tratta di una verità mediata, “falsata” o (perlomeno) incompleta… di cui tante cose vengono (inevitabilmente) celate. E’spesso una verità “gonfiata” o astutamente “elaborata”, una distorsione fatta per far in modo di essere ritenuti più “accettabili” per l’altro. O cmq, più “spiccia”… utilizzata solo allo scopo di ottenere ciò a cui si mira.
Ho anche compreso che il valutatore influenzerà sempre ciò che valuta (come insegna la fisica quantistica): quindi sappiamo in partenza che ciò che una persona ci dice è solo frutto della sua personale visione, nn serve essere in “malafede” per nn dire la verità.. magari la verità nn riesci proprio a vederla. L'aspetto positivo è che se questo fatto diventa il proprio punto di partenza difficilmente possono ferire le parole degli altri, perchè si sa già che nn sono “oro colato”, ma solo il loro punto di vista in quel momento...
Ho capito che spesso esiste anche una sorta di "auto-protezionismo". In pratica, per evitare di mettere in discussione le scelte di vita che si sono fatte o accettate nel passare degli anni (cosa che significherebbe rimettere in discussione sé stessi completamente..) si preferisce "negare" il problema o l'altrui punto di vista… negando così nn solo la verità all'altro, ma infine pure a sé stessi.
Ma una volta che hai capito il “meccanismo”… a che serve!? Una volta che hai capito che la verità (quella vera!!) difficilmente la saprai mai… che te ne fai!? Fai finta di crederci per avere una spiegazione, un motivo!? Si, di solito è così… o almeno è quello che fai credere a coloro che hai davanti!!
Ma la realtà è ben diversa.. almeno per me lo è! Se qualcuno mi passa un “9” (potete usare qualunque altro numero vi sia più simpatico..), nn cambia la sostanza se esso è il risultato di un 3+6, un 3x3 o un 27/3…. Alla fine sempre un “9” rimane!!! O no!?!? Se ad esempio qualcuno cerca di accoltellarti ogni volta che gli permetti di avvicinarti, nn importa se lo fa perchè ha avuto una infanzia difficile o se è pericoloso di natura: ciò che importa è che sarà opportuno tenerlo a distanza in ogni caso… sbaglio!?
Prima mi rompevo la testa a cercare spiegazioni, a trovare motivazioni… a capire perché tizio faceva quello o perché sempronio si era comportato in un certo modo (sempre riguardo a fatti che mi vedevano coinvolto in prima persona.. nn per altro!). C’ho messo anni ad arrivare a questa conclusione… troppi!!! Quanto tempo ed energie ho sprecato inutilmente……
Buona settimana a tutti…. ;)
^SpiderViolet^
11/14/2008 Intervista Cesare Prandelli...che brividi!! (consiglio a tutti -tifosi e non- di leggere questo bellissimo articolo)Tratto da: di Cosetta Zanotti per Il Messaggero di Sant'Antonio
«Ho deciso di raccontare la mia storia per dire alle persone che soffrono che, anche nelle circostanze più dolorose, è possibile trovare la forma più alta d’amore. Questo sentimento rimarrà dentro di noi anche dopo e paradossalmente ci farà stare bene».
A un anno dalla scomparsa dell’amata moglie Manuela, Cesare Prandelli si racconta e ci spiega come ha giocato la partita della vita. La prima conferma dell’affetto sincero che Firenze prova per Cesare Prandelli l’ho avuta al mio arrivo in taxi allo stadio Franchi: sul cruscotto dell’auto campeggia uno scudo viola. «Tifoso?» chiedo al tassista. «Certo! – risponde garbatamente –. Chi deve intervistare?». «Prandelli» rispondo. «Gli vogliono tutti bene, qui!». Poco più tardi capisco perché. Ci presentano. Mi metto in ascolto con una buona dose di emozione che, col passare dei minuti, si trasforma in felice stupore. Quello che ne esce non è solo il racconto di una morte, ma della gioia di esistere, quella vera, tipica di chi si affida… nonostante tutto.
«Lei frequentava il liceo». Inizia così il suo racconto, con una voce che, via via, s’intenerisce. «Abbiamo cominciato a vederci come tutti i ragazzini e da lì è nata la nostra storia… una bella storia. Nicolò è nato a Torino e Carolina a Bergamo. Io e Manuela abbiamo sempre cercato di farli crescere lontano dal mio ambiente. E adesso sono veramente orgoglioso di quella scelta: niente privilegi, niente raccomandazioni. Ho due ragazzi meravigliosi».
Msa. E la nostalgia?
Prandelli. Ogni tanto hai bisogno di ricordare e di coccolarti, e così, con la memoria, vai a rivedere tante cose. In altri momenti, invece, capisci di dover andare avanti. Io e i ragazzi ne parliamo spesso. Ci diciamo di aver avuto la fortuna di conoscere una persona meravigliosa: la mamma, ma non dobbiamo fare paragoni mettendo come punto di confronto sempre e comunque lei, perché diventerebbe difficile andare avanti. Il rimando è troppo forte (un attimo di silenzio poi continua). A molti le mie parole potrebbero suonare strane: abbiamo vissuto un dramma, ma l’abbiamo vissuto serenamente. Non so che alchimia sia capitata. Credo sia per il fatto che eravamo uniti anche dal punto di vista della fede e, in questo percorso, siamo stati accompagnati anche da fra’ Elia. Ricordo che parecchie persone, venute a trovare Manuela in quei giorni, avevano avvertito un’aria particolare, diversa rispetto a quella che si respira visitando una persona morta. Anche noi avevamo, e abbiamo tuttora, la stessa percezione. Non nego che ci siano momenti duri in cui i miei ragazzi hanno più difficoltà. Tuttavia credo che dobbiamo essere orgogliosi di noi, riconoscendo di essere fortunati. Chi ha vissuto un’esperienza tanto drammatica, non sempre ha avuto la possibilità di affrontarla in modo così sereno.
È difficile parlarne, ma credo sia giusto farlo. Bisogna dare fiducia e speranza alle persone che stanno vivendo momenti come questi. Oltre a fra’ Elia, che è stata una figura straordinaria, abbiamo conosciuto dei medici che ci hanno aiutato a vivere gli ultimi mesi. Manuela li chiamava «i miei angeli». Ci hanno spiegato che, in questi casi, l’ultimo senso che si perde è l’udito. Quindi, se fino alla fine il malato ascolta una voce familiare, si sente comunque e sempre coccolato. In questa situazione i miei figli sono stati bravissimi. Non era facile. E Manuela, nonostante il dolore e la difficoltà, ha accettato di attraversare questo momento, l’ha proprio accettato.
Una malattia che non perdona lascia il tempo di salutare la vita. Possiamo chiederle l’ultimo ricordo bello?
I sorrisi che ci ha fatto qualche ora prima.
Molte persone attraversano il dolore accompagnati dalla solitudine. Com’è stato per la sua famiglia?
All’inizio della malattia abbiamo mantenuto il riserbo. Manuela non voleva far sapere della sua condizione e, benché io sia per certi aspetti un solitario, ammetto che questa esperienza è davvero difficile da vivere isolati dagli altri. È importante avere qualcuno vicino. Noi non siamo stati lasciati mai soli. La fede ci ha dato tanta energia. Soprattutto la preghiera, fatta insieme ai familiari e ai figli. Abbiamo avuto la fortuna di avere legami importanti e veri già da prima. Penso che la preparazione sia fondamentale per affrontare il dopo. Se arrivi preparato, dopo aver fatto delle tappe, credo sia meno difficile. Se non sei pronto e hai vissuto da solo, poi da solo devi uscirne ed è un lavoro estremamente faticoso. La famiglia di mia moglie è stata straordinaria. Abbiamo organizzato tutto insieme. Io in quel periodo dovevo comunque allenare ed erano mio cognato Franco o mia cognata Raffaella a portare Manuela a fare gli ultimi controlli. Poi c’erano le mie sorelle. La nostra è una tribù, una famiglia allargata, da trent’anni andiamo in vacanza in non meno di venti persone. Tutti erano consapevoli del problema di Manu e tutti hanno partecipato. Nel dopo, con Nicolò e Carolina, abbiamo continuato ad avere gli stessi riferimenti.
Se facessimo un paragone calcistico: come va giocata la relazione tra due persone che si amano?
Dipende da come vuoi impostare la partita. Se giochi pensando solo al risultato, allora prima o poi perdi e non c’è possibilità di continuità nel rapporto. La partita va giocata con l’amore, la partecipazione, con il saper ascoltare l’altro e saper fare un passo indietro se necessario.
In un’intervista lei parla della paura di amare di cui capita di discutere coi suoi ragazzi e con i suoi figli. Bisogna esagerare nell’amare?
Fin da piccolo sono stato abituato alla fisicità e a un contatto fatto di abbracci, quasi a «stropicciare» le persone a cui voglio bene. Esprimo ancora in questo modo i miei sentimenti alle mie sorelle o a mia madre che ha ottant’anni. Ho trasmesso questo anche ai miei figli. Molto spesso i ragazzi hanno paura di dire a una persona «ti voglio bene» o «ti voglio abbracciare». I ragazzi hanno paura dei propri sentimenti. Fanno fatica a confidarsi e a dire a una persona certe parole così intime. Ho sempre detto ai miei figli di custodire l’entusiasmo nel comunicare i propri sentimenti, sia che li debbano esprimere sul piano dell’amicizia sia che lo debbano fare nell’ambito del lavoro. Amare significa darsi completamente all’altro, essere a sua disposizione. Bisogna quindi esagerare, non possiamo limitarci concedendo solo pezzettini di noi.
Dopo un anno come avete vissuto i momenti che solitamente trascorrevate insieme?
Abbiamo passato del tempo insieme agli amici veri, siamo andati al mare, ci siamo coccolati, abbiamo ricordato, cercando comunque di superare il disagio di parlare di alcuni ricordi per noi piacevoli ma che, richiamati alla mente di altre persone, creano sempre un po’ di commozione. Ci siamo detti anche che ci volevamo divertire perché è giusto così. Dopo mesi nei quali la mia indole riservata mi aveva portato a chiudermi ancor di più in me stesso, ero diventato, di fatto, un orso. Quest’estate, grazie agli amici più cari, ho ritrovato il piacere di aprirmi. Con i miei figli abbiamo pensato fosse giusto.
Sono molte le manifestazioni d’affetto nei suoi riguardi. Come le frasi di alcuni striscioni, esposti in occasione della partita Inter-Fiorentina del 2007: «Noi scuola di calcio, tu maestro di vita!». e «Uniti nelle vittorie, ancor più nel dolore». Nella sua squadra lei è considerato più un padre e un maestro di vita che un allenatore. Come si spiega la buona fama che l’accompagna?
Bisogna sfatare un mito. Mi piace tirar fuori il meglio dalle persone. Tuttavia ci sono momenti in cui alcuni modi di fare non sono accettabili, sono situazioni difficili e di confronto. Se ci pensiamo bene in tutti gli ambienti, anche nelle famiglie, ci sono dei conflitti che, se non sfociano mai nel confronto, precludono la possibilità di poter sanare un rapporto. Lasciare un conflitto nel cassetto e tirarlo fuori dopo mesi significa rovinare una relazione. Bisogna avere la forza e l’energia – non sempre ce l’hai – di cogliere i messaggi che una persona ti sta mandando. Cerco quindi di capire e prevenire. Ovviamente, non sempre ci riesco. In certe situazioni devo essere autoritario, in altre autorevole, in altre democratico. Il fatto di considerare i miei ragazzi degli adulti, li porta a rispettarmi di più.
Alcuni media hanno pensato di lanciare la proposta per riconoscerle la cittadinanza onoraria e il «Fiorino d’Oro» della città di Firenze.
Da questo punto di vista Firenze è esagerata, si parlava di amore prima… Firenze ama veramente molto.
Non posso lasciare Cesare Prandelli senza chiedergli chi vincerà il campionato. Ride. Mi dice che quella è la domanda perfetta, poi si sbilancia:
Vedo bene l’Inter». Ci salutiamo, lo seguo con la coda dell’occhio mentre se ne va e penso a una frase di Madeleine Delbrel: «Ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale ci viene dato il paradiso, nel quale possiamo dare il paradiso. Non importa quel che dobbiamo fare: tenere in mano una scopa o una stilografica. Parlare o tacere, rammendare, (allenare una squadra) o fare una conferenza, curare un malato o battere a macchina.(…) è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare..
Dopo aver letto questa intervista penso che nn ci sia niente altro da dire... quest'uomo mostra ogni giorno la sua immensità!!! La commozione che provo ogni volta che lo sento è veramente grande. Mi ha fatto piangere (anche questa volta) come un bambino... ce ne fossero di uomini cosi nel mondo del calcio: mai una parola fuori luogo, mai una polemica, mai una cattiveria su altre persone! ma avrà dei difetti? penso di si come tutti gli esseri umani Ma è veramente una grande bella persona... sono orgoglioso che sia con noi..e che sia il NOSTRO Mister!!!
^Spider Violet^
![]() 10/26/2008 "Tradire" fa rima con "trasgredire".... ma anche con "ferire" e con "finire"!! Salve gente. Eccomi nuovamente qua a scrivere a distanza di una settimana…
Inizio con il porvi un quesito: vi siete mai chiesti cosa spinge uomini e donne a tradire? Sarà colpa, forse, della noiosa routine a cui ci relega la vita quotidiana!? Sarà l'esigenza di nuovi stimoli, di cose che ci facciano sentire liberi, desiderati, desiderosi di trasgredire!? Quante scappatelle si risolvono in ambienti di lavoro o fra amici insospettabili!? Molto meglio far finta di nn sapere…o di nn vedere!! :S
Eppure, chiudere gli occhi e far finta di nulla nn serve a nulla… ACCADE!!! E molte volte proprio queste scappatelle, queste fughe dalla realtà, sono all'origine della fine di lunghe relazioni, di matrimoni e della distruzione di belle famiglie o di belle coppie stile "mulino bianco"… E tutto questo per cosa!? Solo per il gusto della trasgressione…
E anche se è semplice condannare tali avvenimenti, quando capita a noi, quanto è difficile dire di no!? Quanto riusciamo a resistere “in nome della moralità”, e dell'amore che proviamo per i compagni di una vita o di una amicizia di lunga data!? Un piccolo esame di coscienza nn fa mai male a nessuno… Sarebbe splendido pensare che il piacere del trasgredire sia cosa di pochi, ma la realtà presente ci mette dinanzi ogni giorno esempi nuovi… e a breve smetteremo anche di meravigliarcene, dicendo che ormai “va così, che ci vuoi fare”!!! Come dire… “prima o poi si diventa tutti becchi…è normale..”! Ma stiamo scherzando!?!?!
Per quanto mi riguarda nn mi è mai capitato di tradire una mia compagna (forse è molto più probabile che lo sia stato io… però sapete come va in questi casi… fino qnd nn lo sai –o nn lo sanno gli altri- puoi star tranquillo!!)… ho sempre preferito porre fine ad una storia, se questa nn mi forniva più gli stimoli necessari per restarle fedele. Ho sempre ritenuto che il tradimento avrebbe denigrato me per primo e poi la mia compagna… Avrei sicuramente perso quella serenità di cui ho bisogno per affrontare ogni giorno, col sorriso sulle labbra, la mia storia affettiva, e per potermi guardare allo specchio senza dovermi rimproverare di nulla… senza dover nascondere nulla e temere che qualcosa venisse scoperto!! Eppure nn è così per tutti… alcune persone nn sanno vivere senza questa emozione!!! La ritengono il “pepe della vita” e il tener nascosto qualcosa concede loro quell'adrenalina che serve per vivere la vita con allegria e in maniera sempre nuova… Mah!! De gustibus!!!
Il motivo di questo mio intervento nasce dalla visione di un film di Salemme e Panariello: SMS - Sotto Mentite Spoglie. Questo film (nn racconterò la trama per nn rovinare la visione a chi ancora nn ha avuto la possibilità di vederlo…), da' una visione abbastanza reale e vera della situazione del nostro tempo… Vincenzo Salemme riveste proprio il ruolo dell'uomo che si ritrova con le dita nella marmellata e nn riesce a nn leccarsele per pulirsele… la tentazione è qualcosa a cui troppi nn sanno resistere, soprattutto se ha le forme di una giovane e bella donna che offre se stessa… perché nn si sente più desiderata e abbastanza considerata dal suo lui.
Il mettere sulla bilancia ciò che si guadagna e ciò che si perde vivendo una relazione extra coniugale nn sempre aiuta… razionalmente si giunge alla conclusione che sia meglio smettere finché si è in tempo per farlo, ma emotivamente risulta complicato… Eppure spesso l'amore nn c'entra… Tommaso (Salemme..) ama sua moglie e nn la lascerebbe mai, ma rinunciare a quel "gioco innocente" risulta difficile anche se potrebbe mettere a rischio un matrimonio di 18 anni!!!
Quanti messaggini si inviano ogni giorno coi cellulari e quanti se ne ricevono?!! A volte sono telegrafici, piccole note per avvisare di appuntamenti confermati o rinviati, a volte sono dei semplici portatori di TVB o di saluti affettuosi, auguri di buona giornata o di compleanno, o testi anche tristi e polemici… ormai si usa anche litigare tramite sms. Ma attenzione ai messaggi sbagliati… o inviati a persone sbagliate… possono essere ingannevoli, o dare inizio a situazioni dalle quali sarà difficile uscirne. Quanti tradimenti sono stati scoperti tramite sms!? Vi è mai capitato di inviare il messaggio giusto alla persona sbagliata? A me sì… almeno un paio di volte e adesso le ricordo sorridendo… ma quando è capitato nn c'era molto da ridere… anzi!
Cose così succedono ogni giorno e spesso generano problemi… in un film come quello di Salemme, fa sorridere ma nella realtà spesso si scoprono tombe che sarebbe meglio lasciare sotto terra!!! Ahimè… è una triste realtà, è vero, ma è semplice pensare che ogni persona abbia il suo scheletro dentro l'armadio o nascosto sotto il letto… e se questo strappa più di una risata nello schermo, di contrappasso porta molti più sconquassi e fa (tanta) tristezza nella realtà di tutti i giorni….
Buon fine settimana… e guardatevi il film… merita! ;)
^SpiderViolet^
10/19/2008 L’esprimere le proprie emozioni: donna vs uomo?!?!? :s Dopo qualche settimana di assenza (tesi e corsi mi occupano molto più tempo rispetto agli anni passati..), eccomi nuovamente qua… Non voglio perdermi in discorsi inutili e allungare "il brodo", quindi partirò subito col trattare la "questione di oggi": l'espressione delle proprie emozioni.
Noto, sempre più spesso, in molti blog o forum, scritti che esaltano certe qualità, come la sensibilità, l'empatia, la capacità di donarsi, come se fossero ad esclusivo appannaggio del genere femminile. In questo, nessuna delle mie lettrici se ne abbia a male, noto una sorta di denigrazione dell'uomo, come se questa parte del genere umano fosse incapace di provare o esprimere le emozioni e i sentimenti che ne derivano. Insomma, ciò che per lunghi tratti dei secoli scorsi era stato additato a dimostrazione della presunta inferiorità femminile dall'uomo, oggi è al contrario, e un po' come sorta di rivendicazione, usato dalla donna per esprimerne la propria presunta superiorità.
Eppure oggi tutti "piangono" o "non piangono", indipendentemente dal sesso. Ci sono molti uomini che esprimono liberamente i propri sentimenti a differenza di quanto accadeva qualche generazione addietro… uomini che, a parole, vengono apprezzati, ma che poi vedono che queste caratteristiche (così spesso esaltate nel genere femminile) non sono nella realtà altrettanto apprezzate nel genere maschile al di là delle parole di circostanza… e tutto ciò dopo che la donna, per decenni o addirittura per secoli, è andata lamentandosi della presunta incapacità di dimostrare sentimenti che gli uomini avrebbero.
Oggi ci sono uomini che non hanno paura di piangere, così come ci sono donne di ghiaccio, che non piangono mai, che mai mettono allo scoperto il proprio cuore. Qualche tempo fa, ho letto su una rivista, come gli studi degli psicologi siano, sempre più spesso, frequentati da uomini che cercano di capire i loro disagi affettivo-sentimentali, laddove una volta c'erano solo donne. Anche se (si aggiungeva) come, forse, questo non dipendesse veramente da un cambio emotivo nell'uomo, e di come (forse) questa sorta di "parità" nel disagio emotivo sia sempre esistita... solo che all'uomo era stato sempre insegnato a non mostrarlo mai.... soprattutto agli occhi degli altri... e delle donne ("ne va della virilità maschile"...si dice/diceva..).
Niente di male in questo, fa parte, in fondo, del processo di emancipazione che è ormai da tempo in corso. Quello che fa effetto, è notare come questa sorta di parificazione emotiva, non sia in realtà così gradita dal genere femminile. Il sospetto che mi nasce spontaneo è che in fondo, nonostante le loro lamentele, siano proprio le donne, oggi, a desiderare che "l'uomo resti uomo", con le caratteristiche (positive e negative) che gli erano riconosciute nei secoli scorsi. Che stia insomma al suo posto, e non insidi ciò che ormai esse hanno imparato ad apprezzare delle proprie caratteristiche, vedendo in esse punti di forza laddove in precedenza vedevano solo debolezza. Dopo tutto lo sappaim tutti come è molto più semplice prendersela con qualcuno che non è e che non si comporta come noi (…in questo caso "loro"...) piuttosto che con qualcuno che invece ci è del tutto simile... non è vero donzelle!?!? ;)
Buona Domenica e buon inizio settimana a tutti…
^SpiderViolet^
9/15/2008 "L'albero degli amici"...dedicato a tutti voi!!! L'albero degli amici
![]() Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi. Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici. ![]() Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita. Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene. Ma il destino ci presenta ad altri amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato. Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro. Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra. Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni. Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria. Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino. ![]() Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità. Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un poco di sè e prende un poco di noi. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso. ![]() Paul Montes Dedico questo intervento a tutte le persone che mi stanno vicino e/o a quelle che si sono trovate nel corso della loro vita ad "imbattersi" nel mio cammino (anche per pochi istanti). Visto che siete talmente tanti... e visto anche come il mio carattere (spesso) mi impedisce di esprimere ciò che realmente provo, spero, con questo piccolo pensiero, di riuscire a far arrivare a tutti voi il mio più grande (e sentito)....GRAZIE!!
Marco |
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